Bufera su Dipiazza dopo il comizio di Sgarbi

TRIESTE Prendete Vittorio Sgarbi, dategli un microfono in mano a pochi giorni da un ballottaggio elettorale e attendete un paio di ore. La campagna elettorale, cucinata fino a quel momento a fuoco lento, si infiammerà improvvisamente.

Non accennano a esaurirsi, infatti, le polemiche scaturite dopo le parole pronunciate dal noto critico d’arte emiliano, intervenuto durante un comizio della Lega Nord, che ha visto la presenza del segretario del Carroccio Matteo Salvini, al fianco di Roberto Dipiazza, Massimiliano Fedriga e Pierpaolo Roberti.

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A innescare le polemiche è stato il classico repertorio di Sgarbi, fatto di insulti agli avversari politici e di esternazioni lontane dal politically correct, che hanno contribuito a farlo diventare un habituè dei salotti televisivi. Sgarbi aveva definito Cosolini «un inutile già usato», contrapposto all’«usato sicuro» Dipiazza, e nel ribadire «una passione assoluta e romantica per Trieste» aveva affermato di averla trovata «sporca come Napoli». Fin qui le solite schermaglie politiche, condite con il consueto lessico da campagna elettorale che è trasversale a ogni partito e schieramento.

A far divampare le polemiche sono state invece le esternazioni che avevano tirato in ballo gli omosessuali, definiti cu…, dal momento che nelle unioni civili «hanno eliminato l’obbligo della fedeltà». Lo show sgarbiano ha poi toccato il tema del matrimonio, che a suo avviso «si fonda sull’adulterio». Un altro passaggio che ha sollevato un polverone di polemiche era stato quello nel quale Sgarbi, alludendo ai 28.275 triestini che al primo turno hanno votato Cosolini, aveva chiesto a una folla estasiata: «Chi ca… sono? Una gran parte dei triestini non capisce un ca…».

 

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