Brexit: la rabbia di Scozia e Irlanda del Nord, fuori dal G8

Dopo l’uscita di Londra dall’Ue, si infiammano gli animi a Edimburgo e Belfast. L’ex primo ministro scozzese Salmond: “Ora un altro referendum per uscire dal Regno Unito” Il suo successore Sturgeon: “Noi siamo europei. E vogliamo rimanere nell’Unione”.

E in Ulster lo Sinn Féin chiede una consultazione per la riunificazione dell’Irlanda

Il Regno Unito ha deciso: via dall’Ue. Una decisione che spacca l’Europa, ma che potrebbe avere risultati ancora più nefasti: la disgregazione del Regno Unito stesso, lacerato dai sentimenti pro o contro Unione che ora potrebbero esplodere in nuove richieste di referendum, indipendenza o secessione. Le prime richieste sono già arrivate, a caldo, dalla Scozia e anche dall’Irlanda del Nord.

Edimburgo: “Ora un nuovo referendum”. Paradossale la situazione della Scozia, che fa parte del Regno Unito insieme a Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord e dove proprio oggi arriva il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump.

Due anni fa, al referendum indipendentista lanciato dall’allora premier nazionalista Alex Salmond, ha votato contro l’addio a Londra. Ora, nonostante ieri tutti le 32 circoscrizioni abbiano scelto in blocco l’Europa e Bruxelles, si ritrova fuori dall’Unione, contro la sua volontà popolare.

Dopo la notizia della vittoria del Brexit, Salmond in un’intervista a ITV ha subito accennato un altro referendum di indipendenza da Londra “nel giro di due anni”, la cui richiesta scatterà appena il successore del premier britannico David Cameron, che si è dimesso, inizierà i negoziati con Bruxelles per uscire definitivamente dall’Unione. “Noi vogliamo rimanere in Europa”, ha detto l’ex primo ministro, “anche se questo non significherà che adotteremo l’euro”. E dal suo partito, lo Scottish National Party, filtra “che bisognerà trovare qualche meccanismo per preservare il nostro rapporto con Bruxelles”.

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“Noi siamo europei”. L’attuale primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, colei che è succeduta a Salmond alla guida del governo e dello Scottish National Party, ha rincarato la dose: “La Scozia ha consegnato un voto chiaro, senza equivoci, per la permanenza nella Ue e accolgo con favore questo sostegno al nostro status europeo”, ha detto Sturgeon, che da tempo solleva l’ipotesi di un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese in caso di Brexit. “La Scozia ha parlato. E ha parlato chiaro”.

Torna la tensione in Irlanda? Ma la Brexit ha riacceso gli animi anche in Irlanda del Nord, che a breve potrebbe diventare un altro fronte caldissimo. Qui si invoca un altro referendum, stavolta per la riunificazione delle due Irlande, dal momento che Dublino appartiene fedelmente all’Unione Europea. “Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, l’Irlanda dovrebbe andare al voto per la propria riunificazione”, ha detto il vicepremier dell’Irlanda del Nord, Martin McGuinness, storico leader del partito nazionalista irlandese Sinn Féin ed ex affiliato dell’Ira. Perché con la Brexit, ha spiegato, ci sono “enormi conseguenze per l’intera isola d’Irlanda, che andrebbero contro le aspettative democratiche del popolo. E l’elettorato dovrebbe avere il diritto di votare per mantenere un ruolo nell’Ue”.

 

 

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