Ape, Rita, rivalutazioni: le partite aperte sulla previdenza

Ecco le diverse partite aperte sulla previdenza!

I nodi assicurazioni e banche. Le altre questioni aperte restano il costo del premio-assicurativo contro il rischio di pre-morienza, l’effettivo ruolo degli istituti di credito nel meccanismo dell’erogazione del prestito “pensionistico-bancario” e le ricadute sulla legge Fornero. Che i sindacati vorrebbero modificare. E che invece per il Governo resta un provvedimento da preservare nella sua interezza (l’Ape agendo con un “prestito” non toccherebbe minimamente la riforma Fornero) anche per evitare uno stop di Bruxelles.

L’incognita costi. Il tutto con la grande incognita delle risorse da individuare. Per l’Ape sarebbe sufficienti 500-700 milioni nel 2017 ma occorrerebbe poi trovare almeno altri 300-700 milioni, a seconda delle opzioni scelte, per estendere (in versione “mini”) la no tax area per i pensionati, ridurre i costi delle ricongiunzioni, introdurre i correttivi per “precoci” e usuranti e affrontare subito il capitolo delle indicizzazioni, le cosiddette rivalutazioni, visto che il dispositivo-Letta si esaurirà a fine 2017.

Ipotesi pacchetto ad hoc per gli “statali”. Ma dal confronto tecnico a fari spenti sono destinate a emergere anche alcune novità. Come ad esempio un pacchetto ad hoc per garantire l’Ape anche agli “statali”, tenendo conto delle leggere differenze che attualmente permangono in parte sulle “uscite” e in toto sulle liquidazioni, accantonate figurativamente nel pubblico impiego sotto forma di Tfs. Ape che dovrebbe essere usufruire anche dagli “autonomi”. Altre novità potrebbero arrivare sulla Rita (Restituzione integrativa temporanea anticipata).

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«Tan» e premio assicurativo. Sotto la lente dei tecnici del Governo e dei sindacati c’è soprattutto l’effetto dell’Ape sugli assegni anticipati degli “over 63” (si dovrebbe partire con i nati tra il 1951 e il 1953) tenendo conto delle diverse categorie di appartenenza. Che dovrebbero essere tre: disoccupati di lungo corso, lavoratori interessati da processi di ristrutturazione aziendale e uscite volontarie. Il Governo non ha ancora scoperto del tutto le carte. Ma le simulazioni elaborate dal Sole 24 Ore e pubblicate il 24 giugno scorso, confermano come l’assegno percepibile grazie all’anticipo con il prestito “pensionistico-bancario” possa variare per effetto di vari parametri: dall’Ape richiesto (tetto massimo 95% dell’ipotetica pensione di vecchiaia maturata) e dall’entità della pensione “piena” potenziale fino al tasso annuo nominale (Tan) sull’Ape stesso (che noi abbiamo ipotizzato al 3% tenendo conto dell’andamento dei tassi pre-Brexit) e all’assicurazione contro il rischio pre-morienza (con la nostra simulazione viene ipotizzato un premio del 30% sul valore dell’anticipo pensionistico). Sulla scelta del Tan occorrerà ora vedere anche le eventuali ricadute di Brexit sui mercati finanziari. Per il premio assicurativo è probabile che, anche sotto la spinta del confronto esecutivo-sindacati, alla fine si possa scendere a una quota più bassa (ad esempio il 25%).

 

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