Brexit: cosa accade agli italiani in inghilterra?

Mezzo milione di italiani vivono nella capitale britannica e nel resto dell’Inghilterra: la più grande comunità di nostri connazionali all’estero. Finora si sentivano – ci sentivamo – a casa: il passaporto dell’Unione Europea consentiva libertà di movimento e di lavoro in questo paese, come negli altri 27 stati membri della Ue. Ora cambia o potrebbe cambiare tutto. Stamattina tanti nostri compatrioti si sono svegliati gridando “oh no!”: pensando al lavoro che hanno qui, pensando alla casa che hanno acquistando, pensando al futuro di figli che qui sono nati o cresciuti e andati a scuola e all’università. Cosa accadrà a tutti loro? Nessuno lo sa con certezza, ma si possono fare previsioni, come l’ambasciatore italiano a Londra, Pasquale Terracciano, aveva spiegato a “Repubblica” durante la campagna referendaria.

Quelli che sono già qui. Chi paga le tasse da più di 5 anni in Gran Bretagna può richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza. Molti lo hanno già fatto, prendendo la doppia cittadinanza, britannica oltre che italiana, come consente la legge. Molti di più verosimilmente lo faranno ora, ingolfando la burocrazia del ministero degli Interni britannico: il procedimento, attualmente, richiede tempo e denaro, un anno e almeno mille sterline. Chi non intende restare per sempre, o comunque non ha fatto piani precisi per il domani, potrà probabilmente ottenere un visto di lavoro, da rinnovare ogni due-tre o anche cinque anni, presentando una richiesta da parte del proprio datore di lavoro: come si fa, per esempio, per lavorare negli Stati Uniti.

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Quelli che non ci sono ancora. Per chi vuole emigrare nel Regno Unito, in futuro, le cose saranno più complicate. Tanti ragazzi italiani non potranno più venire a Londra, trovare una sistemazione provvisoria e mettersi a cercare un lavoro. Il lavoro bisognerà cercarlo e ottenerlo prima di partire. Fare il free-lance in Inghilterra, in qualunque campo, diventerà più difficile. Molti che lo stanno facendo saranno costretti a tornare in patria. Altri rinunceranno a partire, preferendo altre mete in Europa. Magari, se vogliono parlare inglese e rimanere in Europa, andranno in Scozia – se la Scozia abbandonerà la Gran Bretagna per restare nella Ue, come è possibile.

Quelli che ci vengono per turismo. Non cambierà niente: in vacanza a Londra si continuerà a venire. Sembra inconcepibile che, almeno per paesi come l’Italia, la Gran Bretagna richieda un visto turistico, anche perché altrimenti pure gli inglesi avrebbero bisogno di un visto per andare in vacanza in Italia. Molti paesi al di fuori dell’Unione Europea, del resto, possono visitare per turismo la Gran Bretagna senza un visto. Gli italiani andranno in vacanza a Londra come vanno negli Stati Uniti e in tanti altri posti: senza visto. Sarà anzi questo il mezzo, per alcuni, per fermarsi più a lungo: entrare da turisti, probabilmente con la possibilità di rimanere fino a tre mesi, cercare lavoro e quindi, trovatolo, trasformare il proprio visto turistico in visto di lavoro. Ma è una trafila molto più complicata del regime attuale.

Quelli che non ne vorranno sapere. Uno scienziato italiano che lavora da un quarto di secolo a Londra confidava, nei giorni scorsi: “Se non mi vogliono, non chiederò la cittadinanza britannica, me ne andrò in Olanda o da qualche altra parte, in un paese che si sente europeo”. Ci sarà anche chi non sopporta questo schiaffo e preferirà trasferirsi altrove, o magari tornare in patria. O come ha raccontato a “Repubblica” qualche giorno or sono la ragazza che fa la cameriera in una pizzeria di Londra, decidere che, se proprio devi avere un visto per lavorare qui, tanto vale chiederlo per luoghi con un clima migliore: “Me ne andrò da questa isola piovosa e coronerò il mio sogno di vivere in Australia”.

 

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